Il saluto in corsa tra runner......

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corsamatta
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Re: curiosità

Messaggio da corsamatta » 5 nov 2008, 21:53

Mah...mi sa che tutto il mondo è paese anche io ho le stesse sensazioni , certe volte alcune persone sembrano proprio infastidite da fatto che io corra!Per non parlare di quelli che sfottono.... :shock:
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franchino
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Re: curiosità

Messaggio da franchino » 7 nov 2008, 15:34

Saluto sempre, di solito con un gesto della mano e quasi sempre ricevo risposta. Ovviamente un saluto più caloroso è rivolto alle ragazze :-" ...
Scherzi a parte, copio-incollo un articolo che trovai in rete (mi pare su Podisti.Net, purtroppo non ho segnato la fonte) e che mi piacque molto:

L'importanza del salutarsi

Quando da ragazzino andavo con mio padre a fare lunghe passeggiate sulle Madonie oppure su per i monti che cingono la Conca d'Oro (la piana ricca di agrumeti, attorno a Palermo, oggi quasi del tutto cementificata), ricevetti l'insegnamento che una buona regola del viandante (una regola valida per tutte le stagioni) era quella di rivolgere un saluto e un augurio di buon cammino a qualsiasi altro viandante s'incontrasse o si raggiungesse lungo il sentiero. Quest'insegnamento m'è rimasto impresso, perchè sottolineava l'importanza di essere "affabili" con gli sconosciuti e si fondava sulla regola che il saluto non andava riservato esclusivamente a personaggi conosciuti. In più, il principio del saluto risultava una regola d'uso dei luoghi
che ci si trova ad attraversare, come a dire: "Nessuno la può fare da padrone. Siamo tutti dei passeggeri e dobbiamo essere gentili l'uno nei confronti dell'altro".

Mio padre mi spiegò anche che la "regola del saluto" aveva un valore prezioso nei confronti di chi esercitava dei "diritti" su quei luoghi perchè era o pastore o contadino o padrone della terra. Quindi, da viandante, il saluto valeva anche come una forma di pedaggio "di cortesia" da corrispondere all'altro. In questi casi, al saluto, poteva anche far seguito una breve conversazione. Una volta, un pastore - che incontrammo su d'una pietraia brulla mentre ascendevamo sul per il fianco di una delle cime più alte delle Madonie - ci disse abbracciando con lo sguardo il panorama vasto e silenzioso che si apriva davanti a noi: "E' ccà ca niscivi" [Sono uscito qui]. Per questo motivo, proprio perchè ci s'incontra con persone che, per nascita, appartengono a quei luoghi, nel "salutare" non doveva esserci alcuna arroganza, quell'arroganza un po' proterva che s'esprime nell'attendere alteri che sia prima l'altro a salutare e, non dovesse salutare, nel non non salutare nemmeno noi. Quando ciò accade, mentre ciascuno dei due viandanti prosegue per la sua strada, il momento dell'incontro sfuma e passa, qualcosa della umanità di ciascuno e dell'unicità di quell'incontro s'è perso per sempre.

A questa regola nel corso della mia vita mi sono sempre ispirato, ottenendo sempre un contraccambio in parole o con un gesto. Anche nella mia pratica podistica, ho sempre cercato di applicare questa regola. Sia nei confronti di coloro con i quali mi trovo a condividere l'uso degli spazi urbani alle prime luci dell'alba, sia nei confronti di altri che – come – corrono. E' così che mi ritrovo a salutare l'edicolante, l'extra-comunitario che ha tenuto aperta per tutta la notte la rivendita di fiori e piante, perfino Ninetta, la homeless che arriva prestissimo –chi sa da dove – ad occupare la sua postazione e a gettare innocui improperi a chi passa. Ogni volta che incontro un podista intento nel suo allenamento (un mio simile, uno con il quale – in teoria – condivido la stessa passione) ho sempre salutato. "Ciao!!!", "Buongiorno!!!" a seconda dei casi: un saluto non costa niente e può far piacere salutare un proprio simile anche se le strade di ciascuno seguono traiettorie opposte. Purtroppo, devo dire che i podisti metropolitani - ancora non ho trovato eccezioni a simile comportamento – a differenza del fiorista, dell'edicolante o dello spazzino, ignorano la regola di cortesia che mi è stata trasmessa. Invariabilmente, proseguono nella loro corsa, lo sguardo fisso nel vuoto, ingrugniti nello sforzo. Alcuni pensano che la pratica sportiva dovrebbe ingentilire gli animi, nobilitare, arricchire interiormente gli individui che vi si dedicano. L'ignorare il saluto di un proprio simile ( di più: di un proprio pari, di uno che fa parte della stessa "comunità" specializzata) sembra contraddire un tale assunto. Forse, bisognerebbe ri-apprendere alcune regole elementari della cortesia, per dare un senso diverso alla propria dedizione allo sport: che attualmente, così come viene praticato sembra orientato verso forme di appartenenza "gruppale" esasperata, in cui il riconoscimento dell'altro può avvenire soltanto se l'altro è visto come "simile", "pari", in definitiva appartenente alla stessa tribù. Per lo stesso motivo, se ad un gruppetto di podisti appartenenti alla stessa "conventicola" vuole aggregarsi uno "sconosciuto", il tacito accordo (subito messo in atto dal gruppo) è "Stronchiamolo!!!!" e tutti cominciano a correre come forsennati. Forse il rito del saluto (che, così concepito, lungi dall'essere vuota ritualità è anche scambio, relazione, riconoscimento del valore dell'esistenza dell'altro) s'è perso, con il concomitante smarrimento dell'affabilità, della cortesia, gentilezza, disponibilità che un tempo contraddistingueva la vita negli spazi urbani e non solo. Forse sempre più ci stiamo abituando a vivere chiusi dentro un duro guscio di solitudine che porta ciascuno ad ignorare l'Altro da sé, a non vederlo, a non sentirlo.

Tutto questo è indubbiamente molto triste e bisognerebbe porre rimedio, prima che i guasti dell'isolamento e della solitudine diventino irreparabili. Cominciamo, dunque, a fare il semplice esercizio di rivolgere una parola di saluto, di augurio, un semplice commento a tutti i podisti che incontriamo durante il nostro allenamento. Fare ciò non costa nulla e, alla fine, qualcosa raccoglieremo, anche se inizialmente il nostro salutare verrà accolto con un muro d'indifferenza. Cerchiamo dunque di essere sempre "affabili" e "conviviali" nel nostro approccio alla corsa. Se non accompagnata da simili qualità e da una bella dose di calore umano, la corsa - come ogni altro sport - non è davvero nulla.
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marcello
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Re: curiosità

Messaggio da marcello » 7 nov 2008, 15:44

franchino ha scritto:Saluto sempre, di solito con un gesto della mano e quasi sempre ricevo risposta. Ovviamente un saluto più caloroso è rivolto alle ragazze :-" ...
Scherzi a parte, copio-incollo un articolo che trovai in rete (mi pare su Podisti.Net, purtroppo non ho segnato la fonte) e che mi piacque molto:

L'importanza del salutarsi

Quando da ragazzino andavo con mio padre a fare lunghe passeggiate sulle Madonie oppure su per i monti che cingono la Conca d'Oro (la piana ricca di agrumeti, attorno a Palermo, oggi quasi del tutto cementificata), ricevetti l'insegnamento che una buona regola del viandante (una regola valida per tutte le stagioni) era quella di rivolgere un saluto e un augurio di buon cammino a qualsiasi altro viandante s'incontrasse o si raggiungesse lungo il sentiero. Quest'insegnamento m'è rimasto impresso, perchè sottolineava l'importanza di essere "affabili" con gli sconosciuti e si fondava sulla regola che il saluto non andava riservato esclusivamente a personaggi conosciuti. In più,
il principio del saluto risultava una regola d'uso dei luoghi che ci si trova ad attraversare, come a dire: "Nessuno la può fare da padrone. Siamo tutti dei passeggeri e dobbiamo essere gentili l'uno nei confronti dell'altro".

Mio padre mi spiegò anche che la "regola del saluto" aveva un valore prezioso nei confronti di chi esercitava dei "diritti" su quei luoghi perchè era o pastore o contadino o padrone della terra. Quindi, da viandante, il saluto valeva anche come una forma di pedaggio "di cortesia" da corrispondere all'altro. In questi casi, al saluto, poteva anche far seguito una breve conversazione. Una volta, un pastore - che incontrammo su d'una pietraia brulla mentre ascendevamo sul per il fianco di una delle cime più alte delle Madonie - ci disse abbracciando con lo sguardo il panorama vasto e silenzioso che si apriva davanti a noi: "E' ccà ca niscivi" [Sono uscito qui]. Per questo motivo, proprio perchè ci s'incontra con persone che, per nascita, appartengono a quei luoghi, nel "salutare" non doveva esserci alcuna arroganza, quell'arroganza un po' proterva che s'esprime nell'attendere alteri che sia prima l'altro a salutare e, non dovesse salutare, nel non non salutare nemmeno noi. Quando ciò accade, mentre ciascuno dei due viandanti prosegue per la sua strada, il momento dell'incontro sfuma e passa, qualcosa della umanità di ciascuno e dell'unicità di quell'incontro s'è perso per sempre.

A questa regola nel corso della mia vita mi sono sempre ispirato, ottenendo sempre un contraccambio in parole o con un gesto. Anche nella mia pratica podistica, ho sempre cercato di applicare questa regola. Sia nei confronti di coloro con i quali mi trovo a condividere l'uso degli spazi urbani alle prime luci dell'alba, sia nei confronti di altri che – come – corrono. E' così che mi ritrovo a salutare l'edicolante, l'extra-comunitario che ha tenuto aperta per tutta la notte la rivendita di fiori e piante, perfino Ninetta, la homeless che arriva prestissimo –chi sa da dove – ad occupare la sua postazione e a gettare innocui improperi a chi passa. Ogni volta che incontro un podista intento nel suo allenamento (un mio simile, uno con il quale – in teoria – condivido la stessa passione) ho sempre salutato. "Ciao!!!", "Buongiorno!!!" a seconda dei casi: un saluto non costa niente e può far piacere salutare un proprio simile anche se le strade di ciascuno seguono traiettorie opposte. Purtroppo, devo dire che i podisti metropolitani - ancora non ho trovato eccezioni a simile comportamento – a differenza del fiorista, dell'edicolante o dello spazzino, ignorano la regola di cortesia che mi è stata trasmessa. Invariabilmente, proseguono nella loro corsa, lo sguardo fisso nel vuoto, ingrugniti nello sforzo. Alcuni pensano che la pratica sportiva dovrebbe ingentilire gli animi, nobilitare, arricchire interiormente gli individui che vi si dedicano. L'ignorare il saluto di un proprio simile ( di più: di un proprio pari, di uno che fa parte della stessa "comunità" specializzata) sembra contraddire un tale assunto. Forse, bisognerebbe ri-apprendere alcune regole elementari della cortesia, per dare un senso diverso alla propria dedizione allo sport: che attualmente, così come viene praticato sembra orientato verso forme di appartenenza "gruppale" esasperata, in cui il riconoscimento dell'altro può avvenire soltanto se l'altro è visto come "simile", "pari", in definitiva appartenente alla stessa tribù. Per lo stesso motivo, se ad un gruppetto di podisti appartenenti alla stessa "conventicola" vuole aggregarsi uno "sconosciuto", il tacito accordo (subito messo in atto dal gruppo) è "Stronchiamolo!!!!" e tutti cominciano a correre come forsennati. Forse il rito del saluto (che, così concepito, lungi dall'essere vuota ritualità è anche scambio, relazione, riconoscimento del valore dell'esistenza dell'altro) s'è perso, con il concomitante smarrimento dell'affabilità, della cortesia, gentilezza, disponibilità che un tempo contraddistingueva la vita negli spazi urbani e non solo. Forse sempre più ci stiamo abituando a vivere chiusi dentro un duro guscio di solitudine che porta ciascuno ad ignorare l'Altro da sé, a non vederlo, a non sentirlo.

Tutto questo è indubbiamente molto triste e bisognerebbe porre rimedio, prima che i guasti dell'isolamento e della solitudine diventino irreparabili. Cominciamo, dunque, a fare il semplice esercizio di rivolgere una parola di saluto, di augurio, un semplice commento a tutti i podisti che incontriamo durante il nostro allenamento. Fare ciò non costa nulla e, alla fine, qualcosa raccoglieremo, anche se inizialmente il nostro salutare verrà accolto con un muro d'indifferenza. Cerchiamo dunque di essere sempre "affabili" e "conviviali" nel nostro approccio alla corsa. Se non accompagnata da simili qualità e da una bella dose di calore umano, la corsa - come ogni altro sport - non è davvero nulla.
molto molto bello =D> =D> =D> complimenti per la "pubblicazione".
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Re: curiosità

Messaggio da Oscar78 » 8 nov 2008, 12:43

generalmente pure io trovo sempre risposta quando saluto, basta un cenno
"Quel senso di libertà e leggerezza che provo quando percorro i miei sentieri,
quel perdermi nei miei pensieri e nei miei sogni,
quella stanchezza fisica che prevale su tutto, che ti svuota....e allora sei pronta ad accogliere"
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Re: curiosità

Messaggio da yuba02 » 8 nov 2008, 13:56

Anch'io generalmente trovo pronta risposta quando durante la corsa saluto qualche altro collega posdista.

Casomai si pone un problema: quando fate percorsi circolari e capita di incontrare più volte il medesimo
podista che fate? Basta il primo saluto oppure ogni volta riprocedete con il classico ciao o gesto della mano? Direi che basta un saluto solo vero?
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Re: curiosità

Messaggio da Now and forever » 8 nov 2008, 14:13

yuba02 ha scritto:Anch'io generalmente trovo pronta risposta quando durante la corsa saluto qualche altro collega posdista.

Casomai si pone un problema: quando fate percorsi circolari e capita di incontrare più volte il medesimo podista che fate? Basta il primo saluto oppure ogni volta riprocedete con il classico ciao o gesto della mano? Direi che basta un saluto solo vero?
Io ormalmente saluto in entrambi i casi, per evitare il rischio che una persona mi sembri di averla già salutata (questo ovviamente soprattutto se corri con il buio) ed in realtà era una nuova...
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Re: curiosità

Messaggio da corsamatta » 8 nov 2008, 15:53

franchino ha scritto:Saluto sempre, di solito con un gesto della mano e quasi sempre ricevo risposta. Ovviamente un saluto più caloroso è rivolto alle ragazze :-" ...
Scherzi a parte, copio-incollo un articolo che trovai in rete (mi pare su Podisti.Net, purtroppo non ho segnato la fonte) e che mi piacque molto:

Purtroppo, devo dire che i podisti metropolitani - ancora non ho trovato eccezioni a simile comportamento – a differenza del fiorista, dell'edicolante o dello spazzino, ignorano la regola di cortesia che mi è stata trasmessa. Invariabilmente, proseguono nella loro corsa, lo sguardo fisso nel vuoto, ingrugniti nello sforzo. Alcuni pensano che la pratica sportiva dovrebbe ingentilire gli animi, nobilitare, arricchire
interiormente gli individui che vi si dedicano. L'ignorare il saluto di un proprio simile ( di più: di un proprio pari, di uno che fa parte della stessa "comunità" specializzata) sembra contraddire un tale assunto. Forse, bisognerebbe ri-apprendere alcune regole elementari della cortesia, per dare un senso diverso alla propria dedizione allo sport: che attualmente, così come viene praticato sembra orientato verso forme di appartenenza "gruppale" esasperata, in cui il riconoscimento dell'altro può avvenire soltanto se l'altro è visto come "simile", "pari", in definitiva appartenente alla stessa tribù. Per lo stesso motivo, se ad un gruppetto di podisti appartenenti alla stessa "conventicola" vuole aggregarsi uno "sconosciuto", il tacito accordo (subito messo in atto dal gruppo) è "Stronchiamolo!!!!" e tutti cominciano a correre come forsennati. Forse il rito del saluto (che, così concepito, lungi dall'essere vuota ritualità è anche scambio, relazione, riconoscimento del valore dell'esistenza dell'altro) s'è perso, con il concomitante smarrimento dell'affabilità, della cortesia, gentilezza, disponibilità che un tempo contraddistingueva la vita negli spazi urbani e non solo. Forse sempre più ci stiamo abituando a vivere chiusi dentro un duro guscio di solitudine che porta ciascuno ad ignorare l'Altro da sé, a non vederlo, a non sentirlo.

Tutto questo è indubbiamente molto triste e bisognerebbe porre rimedio, prima che i guasti dell'isolamento e della solitudine diventino irreparabili. Cominciamo, dunque, a fare il semplice esercizio di rivolgere una parola di saluto, di augurio, un semplice commento a tutti i podisti che incontriamo durante il nostro allenamento. Fare ciò non costa nulla e, alla fine, qualcosa raccoglieremo, anche se inizialmente il nostro salutare verrà accolto con un muro d'indifferenza. Cerchiamo dunque di essere sempre "affabili" e "conviviali" nel nostro approccio alla corsa. Se non accompagnata da simili qualità e da una bella dose di calore umano, la corsa - come ogni altro sport - non è davvero nulla. [/i]
Quoto .....ieri mi trovavo in città per lavoro e non volendo rinunciare al mio allenamento sono andata a correre lungo la mitica spiaggia Cagliaritana del Poetto. Ero contenta perchè dopo un piovasco era tornato a splendere il sole, il mare bellissimo e c'era veramente tanta gente che correva , ma delusa dal fatto che quando cercavo di salutare chi mi veniva incontro non trovavo neppure il suo sguardo... :(
"Invariabilmente, proseguono nella loro corsa, lo sguardo fisso nel vuoto, ingrugniti nello sforzo"
Non mi ca__vano proprio :mbe:
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Re: curiosità

Messaggio da runningmamy » 8 nov 2008, 23:23

In montagna saluto sempre; al Valentino devo dire che se dovessi salutare tutti quelli che corrono...penso che basti anche solo uno sguardo d'intesa. :thumleft:
Puoi diventare grande, sai? E' tutto qui, nella tua testa! (J.K.Rowling, Harry Potter I )
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Re: curiosità

Messaggio da franchino » 8 nov 2008, 23:31

Effettivamente certi giorni a certi orari c'è traffico al Valentino!
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Re: curiosità

Messaggio da mauri1965 » 10 nov 2008, 20:48

Il saluto non costa niente ed è sinonimo di buona educazione....

In genere saluto sempre ed al 90 % vengo ricambiato, chiaramente gli ambienti naturali con scarsi incontri facilitano lo scambio di saluti.

In montagna, non ho mai riscontrato particolare astio nei miei confronti da parte di chi pratica escursioni, generalmente se sono in salita attendo che si accorgano di me ed evito di chiedere strada o di fare sorpassi azzardati.. :mrgreen:
In discesa, se c'è gente, prima di incrociarla rallento, mi sposto o mi fermo, per lasciare strada a chi sale, magari anche incitando coloro che sono più affaticati, in questo modo si conquista chi si incrocia e si evita di essere considerati degli esaltati o degli esibizionisti.

Naturalmente ci sono le eccezioni, ma non ragioniam di lor, ma guarda e passa.
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